QS 2026 rivoluziona le università italiane e porta tre atenei nella storia europea: un evento che non si ripeterà.
La nuova edizione della QS World University Rankings: Europe 2026 segna un momento destinato a lasciare il segno nel panorama accademico italiano.
L’Europa conferma la sua leadership globale con Oxford ancora una volta in vetta, ma per l’Italia il quadro è complesso: da un lato cresce la presenza complessiva degli atenei in classifica, dall’altro molti istituti perdono terreno. Eppure, tre università italiane ottengono risultati storici, entrando in posizioni mai raggiunte prima.
Italia: più atenei in classifica, ma molte retrocessioni
L’Italia si conferma il quarto Paese più rappresentato in Europa, con 65 università presenti nella graduatoria, di cui 14 nuovi ingressi. Tuttavia, tra le 51 già presenti lo scorso anno, ben 35 hanno perso posizioni, segno di una competitività crescente nel continente e di un sistema che fatica a tenere il passo.
Il dato più preoccupante riguarda il rapporto tra università e mercato del lavoro. Solo la Sapienza Università di Roma compare tra le prime 50 per risultati occupazionali. Un segnale che, secondo Nunzio Quacquarelli, fondatore di QS, evidenzia un paradosso: «L’Italia è tra i maggiori esportatori di studenti in Europa, ma non riesce ad attrarne». Negli ultimi dieci anni, il Paese ha perso quasi 100.000 laureati tra i 25 e i 35 anni. Nonostante le difficoltà generali, tre università italiane ottengono risultati che segnano un punto di svolta:
- Politecnico di Milano: resta il miglior ateneo italiano, al 45° posto europeo, pur perdendo sette posizioni.
- Università di Roma Tor Vergata: compie un balzo di 17 posizioni, entrando nella top 150.
- Università di Catania: registra il miglioramento più impressionante dell’intera classifica italiana, salendo di 56 posti.
Sono progressi che, nel contesto di una classifica sempre più competitiva, assumono un valore storico. Ecco la top 10 nazionale secondo la nuova edizione:
- Politecnico di Milano (45° in Europa)
- Alma Mater Studiorum – Bologna (59°)
- Sapienza Università di Roma (77°)
- Università di Padova (92°)
- Università Statale di Milano (114°)
- Politecnico di Torino (118°)
- Università Cattolica del Sacro Cuore (136°)
- Università di Pisa (141°)
- Università di Roma Tor Vergata (150°)
- Università degli Studi di Pavia (178°)
Un quadro che conferma la forza dei grandi poli storici, ma anche la capacità di alcuni atenei di recuperare terreno con strategie mirate e investimenti nella ricerca.

Migliori atenei europei: le università italiane in classifica – Paginaq.it
Nella top 10 europea, il dominio anglosassone è netto: sette posizioni su dieci sono occupate da università del Regno Unito. Oxford torna al primo posto, seguita da ETH Zurich e da un ex aequo tra Imperial College London e UCL. Completano la lista Cambridge, Edinburgh, King’s College London, LSE, EPFL e l’Université PSL. La fotografia scattata dal QS Europe 2026 mostra un’Italia accademica vivace, ricca di eccellenze, ma frenata da criticità strutturali: scarsa attrattività internazionale, difficoltà nel trattenere i talenti e un mercato del lavoro che non valorizza pienamente i laureati.
Eppure, i progressi di Milano, Tor Vergata e Catania dimostrano che la crescita è possibile. Per trasformare questi segnali in un trend stabile serviranno investimenti, strategie di internazionalizzazione e un dialogo più forte tra università e imprese. Il 2026 potrebbe essere ricordato come l’anno in cui qualcosa è cambiato davvero. Sta al sistema accademico italiano decidere se trasformare questa occasione in un nuovo punto di partenza.








