Alcune abitudini quotidiane e, quindi, anche banali, possono influire sull’alitosi e sulla salute generale della bocca
L’alito cattivo rappresenta una problematica più diffusa di quanto si pensi e non si limita a un semplice fastidio momentaneo. Secondo recenti approfondimenti in ambito odontoiatrico, questo disturbo può riflettersi negativamente sull’autostima e sulla sfera sociale di chi ne soffre, ma soprattutto può essere un campanello d’allarme per altre condizioni mediche sottostanti.
Conoscere le cause e adottare le giuste abitudini è il primo passo per combattere efficacemente l’alito cattivo, migliorando così il benessere personale e la qualità delle relazioni interpersonali.
Le cause più frequenti dell’alito cattivo
Tra le cause più comuni e meno conosciute si annovera il basso flusso di saliva, fondamentale per mantenere un equilibrio batterico nella cavità orale. La saliva, infatti, agisce come un vero e proprio sistema immunitario della bocca, aiutando a controllare la proliferazione di batteri responsabili del cattivo odore.
Il dentista Scott Young, noto per le sue consulenze in ambito di igiene orale, sottolinea che una ridotta produzione salivare, spesso indotta da alcuni farmaci, favorisce la crescita batterica e di conseguenza l’insorgenza di alito cattivo, oltre a complicanze come carie, gengiviti e malattie parodontali. Per contrastare questa condizione, il consiglio degli esperti è di aumentare l’assunzione di acqua e utilizzare prodotti specifici come dentifrici arricchiti con calcio o fluoro, o gel specifici per la secchezza delle fauci.
Un’altra causa significativa è legata a un’alimentazione particolarmente acida. Alcuni alimenti e bevande possono provocare reflusso gastroesofageo, una delle principali cause di alitosi. Questo disturbo si manifesta con sintomi quali bruciore di stomaco, eruttazioni frequenti, nausea e un sapore amaro persistente in bocca. Lo specialista Michaela Tozzi suggerisce di tenere un diario alimentare per identificare e ridurre gradualmente il consumo di cibi che scatenano il problema.

Fondamentale l’utilizzo del filo interdentale – (paginaq.it)
Nonostante l’alitosi sia spesso associata a una scarsa igiene orale, è importante ricordare che non basta limitarsi al solo spazzolamento dei denti. L’accumulo di placca batterica può infatti evolvere in tartaro, che peggiora sensibilmente l’odore sgradevole.
Per questo motivo, l’uso quotidiano e corretto del filo interdentale è essenziale. Gli esperti di Deco Pro Test raccomandano di utilizzarlo prima dello spazzolamento, per rimuovere efficacemente la placca dagli spazi interdentali e permettere al dentifricio di agire più a lungo.
Il metodo raccomandato per usare il filo interdentale prevede di tagliare un tratto di circa 40-45 centimetri e avvolgerlo attorno ai due dito medi, tenendolo ben saldo con il pollice. Il filo va inserito con delicatezza tra un dente e l’altro fino a raggiungere il margine gengivale, dove si deve piegare a forma di “C” per avvolgere il dente e rimuovere la placca con un movimento oscillatorio. È fondamentale pulire tutte le superfici interdentali, compresi i denti posteriori, spesso trascurati.
Oltre alla cura della saliva e all’igiene orale, è importante considerare altri fattori che influenzano la qualità dell’alito. Mantenere una dieta equilibrata, evitare il fumo e limitare l’assunzione di alcolici sono pratiche che contribuiscono a un ambiente orale più sano.
Inoltre, è consigliabile effettuare visite regolari dal dentista per individuare tempestivamente eventuali patologie orali o sistemiche che possono manifestarsi attraverso l’alitosi. Alcune condizioni mediche, come infezioni delle vie respiratorie, diabete o problemi gastrointestinali, possono infatti presentare l’alito cattivo come sintomo.








