Rischi di perdere fino a 4 anni di pensione se non presti attenzione a questo particolare, controlla subito se rientri nella categoria.
Il sistema pensionistico italiano è spesso percepito come uno dei più complessi e contraddittori, soprattutto da chi ha versato contributi per anni senza ottenere le tutele attese. Molti contribuenti scoprono solo al momento della domanda che, nonostante i requisiti contributivi raggiunti, l’accesso alla pensione può essere negato per dettagli apparentemente insignificanti.
Un recente caso evidenzia una situazione che riguarda migliaia di persone, costrette a rinviare la pensione per pochi euro sotto la soglia prevista. Una donna di 67 anni, con 21 anni di contributi e disoccupata da 2 ha ricevuto comunicazione dal proprio patronato: non potrà accedere alla pensione di vecchiaia.
Pensione a rischi se guadagni poco
Il motivo è che l’importo stimato, pari a circa 520 o 530 euro mensili, non raggiunge il valore dell’assegno sociale richiesto dalla normativa. Per i cosiddetti contributivi puri, cioè coloro che hanno versato contributi esclusivamente dopo il 31 dicembre 1995, la pensione di vecchiaia richiede un requisito aggiuntivo.

I contributi versati non sono sempre una sicurezza – paginaq.it
Oltre ai 67 anni di età e ai 20 anni di contributi, l’importo maturato deve essere almeno pari all’assegno sociale in vigore nell’anno di riferimento. Nel 2026 l’assegno sociale ammonta a circa 545 euro mensili, dopo la rivalutazione rispetto ai 538,69 euro del 2025.
Se la pensione risulta anche solo di pochi euro inferiore alla soglia, l’INPS respinge la domanda e rinvia il diritto alla prestazione. In questi casi, l’accesso alla pensione è possibile solo a 71 anni, quando il requisito dell’importo minimo non è più richiesto.
L’alternativa teorica sarebbe l’assegno sociale, ma si tratta di una prestazione assistenziale legata esclusivamente ai redditi personali e coniugali. Nel caso della ldonna, il reddito del marito supera i limiti previsti dalla legge, impedendo l’accesso anche a questa forma di sostegno.
Il risultato è una situazione paradossale, nessuna pensione e nessun aiuto economico per 4 anni, nonostante oltre 20 anni di contributi versati. È uno degli effetti più discussi del sistema contributivo, che non prevede integrazioni al minimo né maggiorazioni sociali per colmare importi insufficienti.
La normativa crea così un vuoto previdenziale che colpisce soprattutto chi ha carriere discontinue o retribuzioni basse. Le soluzioni possibili sono purtroppo molto limitate e richiedono verifiche approfondite sulla storia contributiva individuale.
La prima strada consiste nel controllare se esistano periodi riscattabili o figurativi antecedenti al 1996, anche di durata minima. La presenza di contributi nel sistema retributivo elimina il vincolo dell’importo minimo e consente l’accesso alla pensione a 67 anni.
In assenza di periodi utili, non esistono deroghe che permettano di anticipare il diritto alla pensione rispetto ai 71 anni previsti. L’unica altra ipotesi, puramente teorica e non praticabile sul piano personale, riguarda la cessazione del vincolo coniugale per accedere all’assegno sociale.








