Economia e Lavoro

Pensioni, il rischio è concreto: proposto l’aumento dell’età pensionabile

Pensioni, il rischio è concreto
Età pensionabile, ancora al centro delle discussioni - paginaq.it

Si parla sempre più spesso di aumento dell’età pensionabile e le recenti proposte del Governo non fanno altro che preoccupare i contribuenti.

Il tema dell’aumento dell’età pensionabile torna al centro dell’attenzione pubblica, con un rischio concreto che i requisiti previsti possano effettivamente salire nei prossimi anni. Nonostante i tentativi di bloccare gli adeguamenti automatici, la normativa attuale continua a collegare l’uscita dal lavoro all’aspettativa di vita rilevata periodicamente.

In queste settimane sono state presentate diverse mozioni che chiedono al governo di monitorare gli effetti degli adeguamenti e valutare eventuali correttivi. L’obiettivo è evitare incrementi che renderebbero più lontano il traguardo della pensione, soprattutto per chi si trova già vicino alla soglia anagrafica prevista.

Età pensionabile, sempre più lontana

In sostanza, si chiede di intervenire per impedire che il meccanismo introdotto dalla riforma del 2011 produca nuovi aumenti nei requisiti. Accanto alle richieste di blocco, esistono anche posizioni che ricordano come gli aumenti previsti nel 2027 e nel 2028 siano ancora solo teorici.

Pensioni, il rischio è concreto

L’aumento dell’età pensionabile è sempre più concreto – paginaq.it

Secondo questa visione, ci sarebbe tempo per intervenire con la prossima legge di Bilancio, evitando un ulteriore irrigidimento del sistema previdenziale. Il punto comune tra molte posizioni è la scarsa popolarità dell’adeguamento automatico, percepito come un meccanismo troppo rigido e poco flessibile.

Nessuno sembra intenzionato a difendere un sistema che lega in modo diretto età pensionabile e speranza di vita, generando incertezza tra i lavoratori. Il dibattito resta quindi aperto, con una crescente pressione per trovare soluzioni che garantiscano maggiore stabilità.

A opporsi con decisione al blocco degli adeguamenti è però Elsa Fornero, autrice della riforma che ancora oggi regola l’uscita dal lavoro. In un’intervista al Foglio, la professoressa ha criticato duramente le mozioni presentate, definendole “populiste” e prive di una visione strutturale.

Fornero ha contestato l’idea che le riforme pensionistiche abbiano violato il principio del “leale affidamento”, giudicando questa interpretazione un errore grave. Secondo lei, congelare gli adeguamenti significherebbe ignorare l’impatto che tali scelte avrebbero sulla sostenibilità del sistema previdenziale.

Il sistema a ripartizione, ricorda, è un patto tra generazioni che richiede equilibrio e responsabilità da parte di chi governa. Consentire oggi a più persone di andare prima in pensione comporterebbe costi elevati, destinati a ricadere sulle generazioni future già esposte a fragilità strutturali.

Per questo Fornero parla di “ingenuità” da parte di chi propone il blocco, pur dichiarandosi dispiaciuta per la convergenza di posizioni molto diverse tra loro. La professoressa ricorda inoltre che la riforma del 2011 fu approvata in un contesto di emergenza e con il sostegno di più componenti istituzionali.

Oggi, sostiene, proporre iniziative che puntano a superare quella legge appare più una ricerca di consenso immediato che una scelta responsabile. Il rischio di un aumento dell’età pensionabile rimane quindi concreto, salvo interventi legislativi tempestivi che modifichino l’attuale quadro normativo.

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