Economia e Lavoro

Pensione, occhio che è un attimo: se ti mancano 1 o 2 anni di contributi, questa scelta ti fa perdere migliaia di euro

Pensione, occhio che è un attimo
Attenzione a questi gravi errori - paginaq.it

Il panorama pensionistico italiano diventa sempre più complicato da navigare, specialmente per quello che riguarda i piani contributivi.

Quando mancano uno o due anni di contributi, il tratto finale verso la pensione diventa il momento in cui si commettono gli errori più costosi. Molti lavoratori si trovano improvvisamente senza occupazione e devono scegliere tra la NASpI e l’apertura di una partita IVA per continuare a versare contributi.

La decisione non è mai identica per tutti, perché dipende tutto dalla storia contributiva, dalle esigenze economiche e dalle regole previdenziali applicabili. Esistono però alcuni principi chiave che aiutano a valutare con lucidità quale strada possa risultare più conveniente.

Pensione, attenti i contributi, migliaia di euro a rischio

Il primo riguarda la NASpI, che riconosce contributi figurativi utili sia per il diritto sia per il calcolo della pensione. I periodi coperti dalla NASpI mensile generano contribuzione figurativa senza costi per il beneficiario, garantendo continuità previdenziale.

Pensione, occhio che è un attimo

NASpI e pensione non vanno sempre d’accordo – paginaq.it

Diverso è il caso della NASpI anticipata, che non attribuisce contributi e può creare un vuoto previdenziale difficile da colmare successivamente. Molti ignorano che la durata della NASpI dipende dalle settimane lavorate negli ultimi quattro anni, con un limite massimo stabilito dalla normativa.

Per questo motivo, l’idea di coprire automaticamente due anni con la NASpI non è sempre realistica e richiede una verifica puntuale. Prima di decidere, è indispensabile calcolare con precisione quanti mesi spettano realmente in base alla propria storia contributiva.

L’alternativa più immediata è l’apertura di una partita IVA con iscrizione alla Gestione Separata INPS, soluzione spesso considerata per “continuare a versare”. Tuttavia, i contributi non sono automatici, perché vengono calcolati sui compensi effettivamente percepiti e dichiarati dal professionista.

L’aliquota può superare il ventisei per cento, generando costi significativi in assenza di un’attività reale e continuativa. Aprire una partita IVA solo per versare contributi, senza un reddito adeguato, rischia di diventare una scelta economicamente insostenibile.

Inoltre, l’attività autonoma comporta adempimenti fiscali e previdenziali che richiedono attenzione costante. Durante la NASpI, l’apertura della partita IVA è possibile, ma richiede comunicazioni obbligatorie tramite NASpI‑Com.

L’INPS impone di dichiarare ogni anno il reddito presunto, anche se pari a zero, pena la decadenza dalla prestazione. Molti sottovalutano questo adempimento, rischiando di perdere mesi di indennità e contributi figurativi per semplici omissioni formali.

Esiste però una terza strada spesso dimenticata, i contributi volontari autorizzati dall’INPS. Questa opzione permette di colmare il gap contributivo senza aprire una partita IVA, ma richiede requisiti specifici e una valutazione dei costi.

Per scegliere consapevolmente è utile rispondere a sei domande fondamentali, che riguardano durata della NASpI, necessità di reddito, possibilità di lavoro autonomo e compatibilità delle comunicazioni. Gli errori più comuni includono l’apertura “difensiva” della partita IVA, la mancata gestione delle comunicazioni INPS e l’assenza di una simulazione previdenziale.

La decisione migliore è quella che combina copertura contributiva, sostenibilità economica e rispetto delle regole previdenziali. Prima di scegliere, è essenziale verificare quanta NASpI spetta davvero e valutare tutte le alternative disponibili, inclusi i contributi volontari.

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