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La pensione può sparire se affitti una casa: il motivo è assurdo

La pensione può sparire se affitti una casa
L'assurdo motivo di INPS per togliere le pensioni ai contribuenti - paginaq.it

Pensione e affitto sembrano spesso due argomenti separati, che non si influenzano direttamente, ma la realtà legale è ben diversa.

La possibilità di perdere la pensione a causa dell’affitto di una casa può sembrare un’ipotesi assurda, ma in realtà riguarda situazioni molto più comuni del previsto. Alcune prestazioni erogate dall’INPS, infatti, dipendono strettamente dal reddito dichiarato e richiedono controlli costanti per verificare che il beneficiario rispetti i requisiti previsti.

Quando questi requisiti vengono superati, anche per motivi apparentemente innocui come l’incasso di un canone di locazione, l’Istituto può sospendere la prestazione e chiedere la restituzione delle somme percepite. Il caso segnalato mostra chiaramente come un affitto regolarmente dichiarato possa incidere sul diritto all’Assegno Sociale.

Pensione e affitti, incompatibili secondo l’INPS

L’episodio riguarda una pensionata che aveva affittato un monolocale di sua proprietà, ricevendo il pagamento anticipato di due anni di canone. L’importo, pari a 7.500 euro, è stato correttamente registrato e dichiarato, ma ha determinato un aumento del reddito tale da superare le soglie previste per l’Assegno Sociale.

La pensione può sparire se affitti una casa

Anche un reddito minimo può bloccare la prestazione – paginaq.it

L’INPS ha quindi sospeso la prestazione e avviato la procedura di recupero delle somme erogate negli anni precedenti, ritenute non spettanti. Si tratta di un caso tipico di prestazione assistenziale legata alla prova dei mezzi, che richiede un aggiornamento annuale dei redditi del beneficiario.

Molti pensionati non sono consapevoli che anche redditi occasionali possono compromettere il diritto alla prestazione. L’Assegno Sociale è infatti destinato a chi possiede redditi molto bassi, con limiti che variano a seconda della situazione familiare.

Il beneficiario single deve avere reddito pari a zero per ottenere l’importo pieno, mentre il coniugato non deve superare il valore annuo dell’assegno cumulato con quello del coniuge. Se il reddito supera le soglie, l’importo dell’assegno si riduce progressivamente fino ad azzerarsi completamente.

Il problema nasce perché le verifiche dell’INPS non avvengono in tempo reale, ma spesso con uno o due anni di ritardo, attraverso le campagne RED. Questo ritardo può portare a percepire somme non spettanti, che l’Istituto richiede successivamente di restituire.

Poiché i redditi assoggettati a IRPEF rientrano sempre nel calcolo, anche un canone di locazione regolarmente dichiarato incide sul diritto all’Assegno Sociale. L’affitto di un immobile, quindi, può determinare la perdita della prestazione e l’obbligo di restituire quanto percepito negli anni precedenti.

È fondamentale che i beneficiari conoscano le regole e valutino attentamente ogni variazione reddituale prima di assumere impegni che potrebbero compromettere la prestazione. Il caso d’esempio dimostra quanto sia importante monitorare costantemente la propria situazione fiscale per evitare conseguenze economiche rilevanti.

L’INPS, infatti, è tenuto per legge a recuperare tutte le somme erogate indebitamente, anche quando l’errore deriva da ritardi nelle verifiche. Si tratta quindi di una condizione da tenere sotto controllo per non rischiare di ritrovarsi con sussidi e benefici interrotti bruscamente.

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