Saranno da oggi vietati nei locali, anche negli hotel, le bustine di ketchup e maionese: c’è un motivo importante dietro la decisione.
La transizione ecologica dell’Unione europea entra in una nuova fase. Dopo anni di interventi mirati a ridurre l’impatto della plastica monouso, Bruxelles si prepara a introdurre un cambiamento che toccherà da vicino abitudini quotidiane di milioni di cittadini: dalle bustine di salse nei ristoranti ai mini‑shampoo negli hotel.
Le prossime scadenze del Packaging and Packaging Waste Regulation (PPWR), il regolamento europeo sugli imballaggi, sono ormai alle porte e segneranno un passaggio decisivo nella strategia comunitaria contro i rifiuti.
Perché non troveremo più bustine di ketchup e maionese nei locali e hotels
A partire da agosto di quest’anno, nei ristoranti dell’Unione europea non sarà più possibile utilizzare le classiche bustine monodose di ketchup, maionese, olio o aceto. Un gesto semplice e quotidiano, che però ha un impatto ambientale enorme: miliardi di piccoli imballaggi difficili da riciclare e destinati, nella maggior parte dei casi, a diventare rifiuti indifferenziati. Il PPWR, entrato in vigore nel gennaio dello scorso anno, fissa proprio per l’estate la scadenza del divieto. L’obiettivo è ambizioso: ridurre del 15% i rifiuti pro capite entro il 2040 rispetto ai livelli del 2018.
Per farlo, il regolamento interviene sull’intero ciclo di vita degli imballaggi, dalla progettazione al riciclo, passando per la riduzione degli sprechi e l’aumento dell’uso di materiali riciclati. La norma punta in particolare alla plastica monouso, considerata una delle principali fonti di inquinamento ambientale. Non a caso, negli ultimi anni l’Ue è intervenuta più volte su questo fronte, vietando cannucce, posate e piatti usa e getta. Ora tocca alle bustine, simbolo di un consumo rapido e poco sostenibile. I ristoranti dovranno quindi adeguarsi, sostituendo le monodosi con contenitori riutilizzabili o soluzioni sostenibili, come piccole caraffe o dispenser da tavolo.
Il regolamento non riguarda solo la ristorazione. Nel mirino dell’Unione europea finiscono anche gli articoli monouso per l’igiene personale, diffusissimi nelle strutture ricettive: mini‑shampoo, bagnoschiuma, saponi in bustina o flaconcini. Hotel, B&B e resort dovranno quindi rivedere completamente la loro offerta, orientandosi verso dispenser ricaricabili o sistemi alternativi che riducano drasticamente l’uso di plastica. Una scelta che, secondo Bruxelles, è necessaria per limitare l’impatto ambientale di prodotti che, pur essendo piccoli, generano tonnellate di rifiuti ogni anno.

Perché non ci saranno più bustine di maionese e ketchup nei locali – Paginaq.it
La transizione, tuttavia, non sarà priva di ostacoli. Le strutture ricettive dovranno affrontare costi di sostituzione, adeguamenti logistici e soprattutto le preoccupazioni igienico‑sanitarie emerse durante la pandemia. In quegli anni, infatti, il monouso era stato incentivato proprio per ridurre i contatti e minimizzare il rischio di contaminazioni. Nonostante le criticità, la Commissione europea difende con decisione il nuovo corso. La ragione è semplice: gran parte degli imballaggi monouso non viene riciclata. Molti finiscono negli ecosistemi marini, contribuendo alla diffusione delle microplastiche e entrando nella catena alimentare.
Secondo gli studi citati dallacono negli ecosistemi marini, contribuendo alla diffusione delle microplastiche e entrando nella catena alimentare. Secondo gli Commissione, ridurre gli imballaggi superflui è uno dei passi più efficaci per contenere l’inquinamento e avvicinarsi agli obiettivi climatici fissati per i prossimi decenni. Il PPWR, infatti, non si limita a vietare alcuni prodotti, ma promuove un cambio di paradigma: meno rifiuti, più riuso, più riciclo.
La scomparsa delle bustine monodose e dei mini‑shampoo non è solo una questione normativa: rappresenta un cambiamento culturale. I consumatori dovranno abituarsi a nuove modalità di servizio nei ristoranti e negli hotel, mentre le aziende saranno chiamate a innovare, investire e ripensare i propri modelli. È una trasformazione che richiederà tempo, ma che potrebbe portare benefici significativi: meno rifiuti, meno plastica dispersa nell’ambiente, più attenzione alla sostenibilità. L’Europa, ancora una volta, sceglie di guidare il cambiamento. E questa volta lo fa partendo da oggetti piccoli, quasi invisibili, ma che insieme rappresentano un enorme peso per il pianeta








